Come funziona Google: ovvero, cosa hanno in comune Google e le piante carnivore?

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I consulenti seo si dividono in 2 categorie: quelli che vedono in Google un’azienda che lucra alle spalle dei clienti e quelli che vedono in Google un’opportunità e un’azienda che fa il suo dovere.

Oggi condivido con te la mia prospettiva sull’argomento “come funziona Google” invitandoti a partecipare ad un dialogo costruttivo.

Ho pensato inizialmente a questo post per rispondere all’interessante articolo dell’amico Filippo Jatta:

Link Nofollow Ovunque: Dove ci conducono le linee guida di Google” di cui troverai i riferimenti in fondo a questo articolo.

Sintetizzando estremamente il pensiero di Filippo, possiamo dire che a partire dal 2013 Google – nella figura del suo portavoce Matt Cutts – ha iniziato un’azione intimidatoria, nella fattispecie verso i consulenti seo, sull’utilizzo incontrollato e indiscriminato dei link in uscita (attività di link building).

Per alcuni questo si traduce in una guerra dichiarata alle azioni di digital pr e guest posting ma sarà davvero così? Per scoprirlo ti spiego come Google può essere visto attraverso gli occhi di un biologo.

 

Come funziona Google visto con gli occhi di un biologo

google pianta carnivora

google pianta carnivora

Non sono biologo ma sono abbastanza convinto dell’esempio che ti sto per proporre.

Quando penso a Google penso ad un sistema aperto in simbiosi con altri elementi differenti.

Un esempio che mi viene in mente è una pianta carnivora: la “Nepenthes Bicalcarata” che diversamente dalle altre sfrutta una colonia di insetti (delle formiche), per digerire altri insetti.

Il tutto è spiegato molto bene in un articolo che non centra molto con la seo questo:

Come subappaltare il tuo sistema digerente (se sei una pianta carnivora).

 

N.B. Ho usato per entrambe le risorse link SENZA attributo “nofollow” perché ritengo che, anche se in questo blog si parli esclusivamente di seo, le risorse in oggetto siano di qualità.

 

La Nepenthes, è tra le piante carnivore più grandi al mondo. Senza la stretta collaborazione delle formiche non potrebbe avere gli elementi nutritivi necessari per diventare così grande.

Le formiche che la abitano, non solo ricavano spazio all’interno della pianta ma si nutrono anche del suo nettare, senza rimanerne vittima.

Perché viene permesso un consumo di risorse da parte di un’altra specie ospite?

La risposta è molto semplice.

Le formiche aiutano la pianta a catturare altri insetti spingendoli nel suo ascidio (“bocca”) e successivamente a distruggerli e digerirli. In questo modo la pianta ottiene un pasto pre-digerito, molto più facile da assimilare, garantendone una crescita più veloce.

 

Aspetta, so quello che stai pensando!

Ma per Google le cose sono un pochino diverse! J

..almeno mi auguro..

 

Come funziona il sistema Google visto con gli occhi di un tecnico seo

Google ha un obiettivo primario, quello di mantenere il predominio come miglior motore di ricerca al mondo.

Per farlo ha adottato una strategia: “offrire agli utenti che lo utilizzano, i risultati più pertinenti e rilevanti in assoluto”.

Tradotto in parole povere, Google mira alla soddisfazione dei suoi utenti finali, quelli che lo utilizzano senza neppure dargli un soldo.

A questo punto entra in scena un nuovo attore, che chiamo per comodità “inserzionista” (anche se stiamo parlando di visibilità naturale) e che può essere considerato, un professionista o un business che necessita di farsi trovare in rete e vorrebbe apparire ai primi posti del motore di ricerca.

Non essendo esperto in materia si riferisce a delle persone che fanno questo per mestiere, solo che volente o dolente si trova a dover scegliere tra 2 figure di consulenti seo:

Il consulente seo white hat e il consulente seo black hat!

Il primo tipo di consulente seo si concentra principalmente sugli obiettivi di business del cliente in ottica anche dei fabbisogni degli utenti di Google e inizia un’attività di analisi del sito del cliente e ristrutturazione dei suoi contenuti sia sotto forma di struttura sia di ottimizzazione testuale sia di user experience.

Il consulente seo black hat, si concentra su tecniche di link building senza curarsi del fabbisogno degli utenti di Google. Ha come obiettivo UNICAMENTE il fabbisogno del cliente che ha commissionato il lavoro e pagherà la sua fattura.

Questo ovviamente non può piacere a Google, poiché le attività del consulente black hat non sono volte ad evidenziare il valore aggiunto di un inserzionista bensì, a manipolare brutalmente l’algoritmo di posizionamento di Google in favore di un inserzionista e a discapito degli utenti di Google.

 

Tradotto il consulente seo white hat è parte del sistema Google e vive in stretta simbiosi con Google traendone beneficio e aiutando Google a fornire un servizio migliore.

Se questo si traduce in ottimizzare una pagina per dare visibilità ad un prodotto/servizio che si rivolge al pubblico corretto e ben targetizzato avrà fatto un “favore” a Google, aiutandolo a pre-digerire i contenuti del sito web del cliente.

Ed ecco come puoi vedere che nessuno si nutre di clienti bensì tutti si nutrono di contenuti..

The contenti is king

In quest’ottica, abbiamo realizzato un sistema win-win-win-win con ben 4 vincitori:

  1. L’utente che trova contenuti pertinenti, alla sua ricerca e scritti bene;
  2. Il cliente che aumenta il fatturato;
  3. Il consulente seo che aumenta il fatturato;
  4. Google che continua ad essere considerato il miglior motore di ricerca continuando la sua crescita.

Infine, come ben saprai, google vende anche spazi pubblicitari, e molto spesso i consulenti seo consigliano ai propri clienti di attivare delle campagne, sia per testare le chiavi migliori, sia per tratte massimo profitto anche nei primi periodi in cui la campagna seo non è ancora conclusa.

come funziona google

come funziona google e cosa ha in comune con le piante carnivore

Concludendo

In pieno accordo con il collega Filippo che ci ha parlato di “Link Nofollow Ovunque: Dove ci conducono le linee guida di Googleanche io consiglio di non allarmarsi per gli avvisi di Google, ma di mantenere un codice etico e una visione rivolta agli utenti.

Pertanto, se fino ad oggi hai utilizzato i guest posting per fare link building, non spaventarti e non modificare i tuoi link con l’attributo “nofollow”.

Concentrati sull’offrire contenuti di qualità. Sebbene il termine qualità sia effettivamente aleatorio, trovo interessante i parametri espressi da Rand Fishkin qui, tra cui:

Content quality stands apart from the crowwd by a significant margin

La qualità del contenuto (sottointeso, percepito dagli utenti) spicca notevolmente rispetto allo standard della massa

 

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento con la tua opinione o eventuali domande.

 

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Verde Smanettoni

Uno dei primi laureati in Italia in Communication Tecnology, dopo importanti esperienze, opero oggi come consulente e professionista web. Mi occupo di soluzioni web orientate al marketing e vendita

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2 Commenti

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    • Mirko Galassi
    • 25 marzo 2016
    Rispondi

    Ciao Filippo,
    grazie!
    Mi è piaciuto molto il tuo post e ritengo che si debba fare educazione a riguardo, ecco perchè non ci ho pensato 2 volte a condividerlo e linkarlo.
    Google ovviamente non può andare in giro dicendo mettete link a destra e a manca, è obbligato a fare azioni che penalizzano o disincentivano l’uso indiscriminato dei back link.
    Comunque staremo a vedere gli sviluppi..

  1. Rispondi

    Ciao Mirko, grazie per la citazione.
    Molto carina l’infografica 😀

    Riguardo quel che dici concordo pienamente. Io sono convinto che i link che aiutano il visitatore e sono di qualità, anche se non perfettamente a tema, vadano con il follow, proprio come hai fatto tu con i link sulle piante carnivore.

    Riguardo la distinzione black/white hat (che spesso non è così netta), come suggerisci i white hat contribuiscono alla pulizia del web, in quanto ottengono risultati rendendo i propri progetti online semplicemente migliori e maggiormente meritevoli di visibilità.

    I black invece puntano al risultato immediato e talvolta non troppo duraturo, in quanto se ci si spinge troppo con tecniche black, che tra l’altro puntano più sulla linkbuilding rispetto alle white, è maggiore è il rischio di penalizzazioni future.

    Diciamo che, in un mondo tutto white hat, il nofollow non avrebbe ragione di esistere 🙂

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